Brand Culturale d’Italia · the guide
Brand Culturale d’Italia · the guide
da dove nasce
il contesto
la guida
01 Dissidenza filologica
02 Visione umanistica integrata
03 Istituzione produttiva con cultura strutturata
04 Opera-luogo d’autore
05 Istituzione filologica d’autore
06 Programmazione culturale di lunga durata
07 Eccellenza territoriale silenziosa
08 Brand culturale emergente di mestiere radicale
09 Ospitalità culturale di alta gamma integrata
10 Riconoscibilità identitaria internazionale di prodotto
ESEMPIO DI SCHEDA
categoria principale nn - titolo della categoria
Estratto della scheda: poche righe che ne anticipano il ritratto e ne fissa il tono.
il gesto
disciplinare
il metodo
comitato scientifico
la durata
evento
la targa, edizione 2026
il mestiere
il volume
il territorio
chi siamo
Brand Culturale d’Italia è un marchio di certificazione, nato per amore della cultura italiana. Poggia sull’esperienza concreta di professionisti che da anni operano nel cinema, negli eventi internazionali, nella diplomazia culturale, nella comunicazione, nella formazione, nel branding territoriale, nell’editoria. Persone diverse per storia e mestiere, unite da una stessa convinzione: la cultura è la forma più alta dell’economia italiana.
Un marchio di certificazione ha una responsabilità precisa. Riconosce, non promuove. Valuta, non vende. Il patrimonio culturale italiano è un bene comune, e come tale merita uno sguardo terzo, fondato su criteri chiari e su una selezione libera.
Il Comitato Scientifico seleziona attraverso una propria ricerca continua. Le segnalazioni sono benvenute, e diventano parte del lavoro di ricerca.
I selezionati partecipano a titolo gratuito, il Comitato Scientifico opera in piena autonomia, gli sponsor vivono in uno spazio distinto da quello dei candidati. Tutto segue un solo metodo: la cura.
l'esperienza
l'esperienza
la guida incontra
Titolo categoria:
Possibile categoria secondaria:
Motivazione:
« Testo discorsivo: qui si distende il ragionamento che lega i punti precedenti, motiva la scelta della categoria e ne illumina il senso.»
vetro d'arte
Il 2 ottobre 1921 l’avvocato milanese Paolo Venini e l’antiquario veneziano Giacomo Cappellin fondano a Murano una casa nata per trasformare il mestiere del vetraio in arte innovativa. La direzione artistica di Vittorio Zecchin impone forme pulite e colori tenui: la nascita di Venini è, fin dal primo gesto, un atto di avanguardia. Nel 1932 arriva Carlo Scarpa, che modernizza il vetro muranese con i sommersi, i corrosi, il battuto. Intorno alla casa cresce una costellazione di autori: Buzzi, Gio Ponti, Bianconi con il celebre Fazzoletto, poi Wirkkala, Tobia Scarpa, Mendini, i Campana.
Le opere entrano nei maggiori musei del mondo, dal MoMA al Metropolitan al Victoria and Albert. Nel 2016 la famiglia Damiani acquisisce la maggioranza, la fornace di Murano resta accesa, e nel 2021 la casa celebra il proprio centenario.
la guida incontra
tessile, seta
Verso la metà del Settecento alcune famiglie nobili fiorentine mettono in comune telai, cartoni e disegni custoditi nei rispettivi palazzi, dando vita a un unico laboratorio. Nel 1786 la bottega si stabilisce in Via Bartolini, a San Frediano. Il cuore resta immutato: sei telai a mano del Settecento e sei semi meccanici dell’Ottocento lavorano accanto a un orditoio realizzato su disegno di Leonardo da Vinci, tuttora attivo. Qui nascono damaschi, broccati e sete preziose destinati a residenze e palazzi in tutto il mondo, dal Cremlino alla Casa Reale di Svezia.
La proprietà passa per una catena di custodi: negli anni Cinquanta il marchese Emilio Pucci rileva la maggioranza, nel 2010 la maison Stefano Ricci acquisisce il setificio, ne restaura i telai e ne assicura il futuro. Una macchina rinascimentale che tesse sete rinascimentali nella Firenze del Rinascimento: la durata prende la forma di un anello quasi perfetto.
la guida incontra
design e arredo in legno
La storia comincia nel 1889, quando Iginio Ghianda apre una piccola bottega in Brianza. Pierluigi Ghianda, nato dentro questa famiglia di falegnami, ne prende la guida nel 1945 e diventa il maestro che Gae Aulenti definirà il più grande ebanista del nostro tempo, il poeta del legno. Per oltre settant’anni costruisce oggetti di precisione assoluta, con incastri senza chiodi e senza colla, e fa della bottega un simposio: un luogo di dialogo con Gio Ponti, i Castiglioni, Zanuso, Aulenti, Sottsass, Vignelli. Tra le opere, il tavolo Kyoto di Frattini, tenuto insieme da millesettecentocinque incastri a quarantacinque gradi.
Alla morte del maestro, nel 2015, Romeo Sozzi acquisisce la Bottega con i tre figli, nel più profondo rispetto della tradizione. Gli artigiani storici continuano il lavoro, la direzione artistica passa a Michele De Lucchi, e mostre alla Triennale, alla Villa Reale di Monza e all’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo confermano la statura culturale del nome.
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